LA MODA? PIU’ CHE UN SOGNO, UN INCUBO…

ORE 4:45
Sono andata a letto tre ore fa e tra mezz’ora devo alzarmi. Poi ricomincerà tutto il circo. Di nuovo.
La Butterfly è un manicomio. Dico sul serio. Il sogno della moda è tutto fumo, non c’è nulla di autentico, credete a me.
Avete mai visto Il diavolo veste Prada? Ecco, è molto peggio…

Lavoro lì da una settimana e voglio già scappare. Che poi, lavoro… Uno stage a 450 euro al mese con orario elastico a seconda delle esigenze dell’azienda. E l’azienda, ovviamente, esige molto. Moltissimo. Anche il sangue se necessario.
Lo showroom è uno dei posti più lugubri che io abbia mai visto in vita mia. L’arredamento in stile total black e le luci da night club lo fanno assomigliare ad una catacomba.
E anche il livello dell’aria condizionata fa pensare che ci siano delle salme da conservare al posto dei vestiti. Ma i clienti non possono soffrire il caldo, non importa se tu ti becchi la broncopolmonite a stare impalata alla reception per dodici ore a fila con il bocchettone che ti spara sferzate di gelo puro sulla cervicale. Tu sorridi. Sorridi e taci.
E poi ci sono teste di cavallo sparse ovunque, manco stessimo girando il remake de Il Padrino.
Si inizia alle 7.00 del mattino e non si sa quando si finisce. Pensavo che a quell'ora lavorassero solo i fornai e gli edicolanti. A quanto pare no.
Il primo giorno sono arrivata con dieci minuti di anticipo e mi sono messa ad aspettare che qualcuno mi dicesse cosa fare. Fuori dalla porta d’ingresso c’era un ragazzo alto e muscoloso in giacca e cravatta. C’è sempre qualcuno in giacca e cravatta che fa la guardia, anche di notte.
Che poi non ho mai capito perché un addetto alla security debba vestirsi come se stesse andando a sposarsi, non starebbe più comodo con abiti più informali? Insomma, se dovesse capitargli di correre dietro ad un ladro, penso che sarebbe più confortevole farlo in tuta, no? Ah, ma non è chic, che scema!
A quanto pare da Butterfly si è eleganti anche con i malviventi.
Comunque, tornando al mio primo giorno, sono lì fuori ad aspettare quando dalla strada arriva una 500 rosa che svolta nel vialetto a 300 all’ora e inchioda proprio davanti a me e alla guardia.
Ne scende una ragazza esilissima, direi ai limiti dell’anoressia. La chioma bionda fresca di parrucchiere e gli occhiali da sole giganti le coprono gran parte del viso. Indossa un abito di seta color carne che mette ancor più in risalto la sua magrezza quasi fastidiosa. Ai piedi uno splendido paio di Manolo Blank crema. 
“Buongiorno Jennifer”
“Ciao Clark, ti lascio le chiavi”
Poi mi concede uno sguardo per un istante, giusto il tempo di squadrare la mia borsa Chanel rosa cipria, regalo di Natale di Nonna Bonnie.
Jennifer ne tiene sul braccio una identica, ma di una misura più piccola. È visibilmente infastidita e con passo stizzito entra dalla porta che Clark le tiene aperta.
“Devi seguire lei, è la tua responsabile”
Bene, non vedevo l’ora...

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